È nelle deviazioni che Creta si racconta con maggiore sincerità. Un tratto d’asfalto che attraversa campi di ulivi, l’odore secco del timo scaldato dal sole, un anziano seduto all’ombra che alza lo sguardo al passaggio. Dettagli minimi, apparentemente irrilevanti, ma che costruiscono una geografia più intima rispetto a quella delle guide.
Il viaggio inizia dall’aereoporto di Bergamo, un volo notturno, diretto per la città di Chania; all’arrivo ci aspetta qualche disavventura, causa dimenticanza di una chiave, ma non sarebbe finita lì.
Chania, con il suo Porto Veneziano, i ristoranti sul porto e negozietti artigianali è il punto di partenza ideale, non solo per la sua posizione strategica, ma per una certa predisposizione al movimento: qui il noleggio di scooter e moto è parte integrante del paesaggio urbano, ma bisogna stare attenti a non farsi ingannare. Il traffico in città è intenso ed è stata una sorpresa vedere che non esistono strisce pedonali, ma basta uscire dal centro storico perché la narrazione cambi rapidamente. Le strade ricordano quelle della Sardegna, strette e spesso dissestate; le indicazioni si fanno meno frequenti e la strada smette di essere un semplice collegamento per diventare esperienza.
Guidare con un motorino su quelle strade mette alla prova anche i motociclisti più esperti. La strada per la Laguna di Balos, ad esempio, è meno cartolina e più realtà: tratti sterrati, curve strette, polvere sollevata dal vento. Non è un percorso difficile in senso assoluto, ma richiede attenzione, soprattutto su due ruote.
L’avventura però non si ferma qui, perché per chi arriva da terra c’è da percorrere un altro tragitto: dopo aver parcheggiato e salutato gli abitanti della laguna – delle simpatiche caprette – si passa in mezzo a un terreno roccioso e si scendono scalini ripidi che portano alla laguna. Un percorso tortuoso, ma che vale la pena di fare. È possibile arrivare alla laguna anche via mare prendendo dei traghetti da Kissamos o da Chania, ma per un’esperienza più completa è consigliato percorrerlo a piedi.
Una volta arrivati, per chi non si è portato dietro ombrelloni e lettini, è possibile affittarli per la giornata a soli 10€, ed è meglio farlo se non si vuole rischiare una insolazione; il sole scotta molto e non ci sono zone d’ombra. Sulla spiaggia si trovano anche dei chioschi per acquistare bevande e cibi. Non resta che farsi un bagno nelle acque cristalline.
C’è da dire che per la sua conformazione nella laguna si incanala molto vento, che può essere fastidioso, ma per lo meno il caldo diventa meno pesante sulla testa.
“Laguna di Balos”
"Abitanti della laguna"
Diverso, ma non meno emblematico, è il tragitto verso la Spiaggia di Elafonissi. Più accessibile, meglio segnalato, e proprio per questo più esposto. Nei mesi estivi, la promessa di una sabbia rosata e acque basse si traduce in un afflusso costante di visitatori. Il risultato è un equilibrio fragile tra bellezza naturale e pressione turistica.
Anche qui, però, la prospettiva cambia se si arriva su due ruote: la possibilità di fermarsi lungo il percorso, deviare, osservare, restituisce al viaggio una dimensione che va oltre la meta; si passa attraverso canyon, uliveti e paeselli tipici dell’entroterra. Se si vuole assaggiare un buon agnello arrosto vi consiglio di fermarvi a Innachorio, troverete sulla strada un ristorante immerso nel verde che prepara il piatto in maniera eccezionale, a prezzi accessibili.
Se decidete di percorrerlo in moto preparatevi però ad un lungo viaggio in mezzo a macchine che sfrecciano ai lati. Lato positivo… il parcheggio, sì perché essendo meta di molti turisti è anche difficile trovare parcheggio se si arriva in macchina.
Prima di entrare alla spiaggia, che è decisamente più vasta di quanto ci si aspetti, troviamo delle bancarelle che vendono prodotti artigianali, poi c’è solo l’imbarazzo della scelta su dove fermarsi; infatti la spiaggia principale è ben attrezzata con strutture che noleggiano ombrelloni, lettini e diversi locali per rifornirsi d’acqua e mangiare, ma tranquilli che non mancano le spiagge libere.
Una spiaggia con sfumature che passano dal bianco al rosa, al turchese del mare.
Proprio davanti alla spiaggia si trova la piccola isola di Elafonissi che, in base alle maree, in alcuni giorni è collegata alla terraferma attraverso una stretta lingua di sabbia, mentre in altri è una vera e propria isola che si raggiunge camminando nelle acque del mare, che arrivano fino alle ginocchia.
"Spiaggia di Elafonnisi"
"Piccola isola di Elafonnisi"
Sempre partendo da Chania ci sono molte altre spiagge raggiungibili in moto. Noi siamo stati a Spilies Beach, vicino alla città di Lavris che dista circa un’ora da Chania, una spiaggia di sassi, incastonata tra due scogliere; piccola, ma molto suggestiva, con una spiaggia attrezzata che offre anche tende, divanetti e un ristorante che affaccia sul mare, ottimo per un buon piatto di pesce.
Altra spiaggia da visitare, che dista una mezz’ora da Chania, è Loutraki Beach, vicina alla città di Marathi. Una spiaggia molto chic, non troppo grossa, con un ristorante a scaloni, vista mare, che offre anche servizio ombrelloni e sdraio; il tutto in una insenatura stretta e profonda con scogli bianchi quanto la spiaggia e mare trasparente.
"Loutraki Beach"
Una escursione, un po’ più impegnativa, che sicuramente vale la pena di fare è quella a Heraklion. Il viaggio non è breve – durante il nostro siamo stati anche rallentati da una perdita d’olio all’autobus che ci ha fermati per un’ora in mezzo alla strada – ma ripensandoci oggi ne è valsa la pena.
Heraklion è il capoluogo amministrativo dell’isola di Creta, quarta città più grande della Grecia, famosa per ospitare il Palazzo di Knosso.
Ci si sposta tranquillamente in autobus: dalla stazione centrale dei bus prendi uno di linea che ti porta a Knosso. Ci sono da acquistare dei biglietti d’ingresso, ma ne vale assolutamente la pena.
Qui il tempo, che sembra essersi fermato, non si misura più in chilometri, ma in strati: quelli della civiltà minoica, che tra il 2000 e il 1400 a.C. ha costruito uno dei centri più complessi del Mediterraneo. Camminare tra i resti del palazzo significa muoversi in uno spazio che è insieme rovina e ricostruzione. Le colonne rosse, le sale articolate, i corridoi che si intrecciano ed evocano inevitabilmente il mito del labirinto del Minotauro. Ma al di là della narrazione leggendaria, ciò che colpisce è l’organizzazione: sistemi di drenaggio, magazzini, ambienti destinati a funzioni diverse. Non un semplice palazzo, ma una macchina urbana in anticipo sul suo tempo.
Anche qui, però, la realtà impone qualche filtro. La presenza costante di gruppi organizzati, il caldo che si riflette sulle pietre, i percorsi obbligati. Visitare Cnosso richiede pazienza, e forse un certo sforzo di immaginazione, ma è proprio questo scarto — tra ciò che resta e ciò che bisogna ricostruire mentalmente — a rendere l’esperienza meno immediata e, per questo, più duratura.
Insieme ai biglietti per il palazzo vengono forniti anche quelli per il museo archeologico che consiglio di visitare, in quanto se Knosso è il luogo dell’immaginazione, il museo è quello della verifica. Qui, lontano dalla polvere e dalla luce accecante del sito archeologico, la civiltà minoica smette di essere un’ipotesi da ricostruire e diventa materia concreta.
Le sale accompagnano il visitatore in un percorso cronologico che non ha bisogno di effetti scenici: bastano gli oggetti. Ceramiche decorate, sigilli, affreschi; frammenti che, isolati, direbbero poco, ma che insieme restituiscono l’immagine di una società sorprendentemente sofisticata.
Tra tutti, sono le sculture sul minotauro a colpire per immediatezza. I colori —ancora vivi — raccontano un mondo dinamico, fatto di rituali, natura e movimento, una storia che si tramanda e racconta da generazioni. Qui le figure sembrano quasi in azione, come se il tempo non le avesse mai del tutto fermate.
"Colonna del Palazzo di Knosso"
"Affresco del minotauro"
"Mosaico del minotauro"
Su due ruote, il tempo si dilata e si contrae insieme: si accelera per raggiungere il mare, si rallenta senza accorgersene quando qualcosa lungo la strada chiede attenzione. La libertà, in questo senso, è reale ma non assoluta. Il caldo nelle ore centrali, le distanze spesso sottovalutate, le condizioni dell’asfalto variabili impongono una certa disciplina. Non è un viaggio da improvvisare completamente, né da idealizzare, è piuttosto un equilibrio tra slancio e prudenza.
Forse è proprio qui che sta il valore di un itinerario su due ruote: non tanto nella possibilità di raggiungere alcune delle spiagge più iconiche di Creta, quanto nel modo in cui ci si arriva. Alla fine, le distanze sull’isola non si misurano davvero in chilometri, ma in curve e ogni curva, su una strada che si affaccia sul mare, è una scelta: proseguire, fermarsi, oppure deviare ancora, inseguendo un orizzonte che continua a spostarsi un po’ più in là.

